Meno dodici, la storia da cui è tratto Doc nelle tue mani
Il mio consiglio di lettura di oggi è Meno dodici, di Pier Dante Piccioni, la cui storia ha ispirato la fiction di Rai 1 Doc nelle tue mani, con Luca Argentero come protagonista e di cui io sono una grande fan.
Ho sentito parlare di questa storia un giorno mentre ero in sala d'attesa dal dentista, era il 2016 e c'era in TV un'intervista a un signore che raccontava di aver perso la memoria di dodici anni della sua vita. Questo signore raccontava di aver perso la memoria di TUTTO: vita privata e professionale, abitudini, quotidianità, conoscenze, ogni cosa.
Questa cosa mi ha colpito molto, perché ho sempre pensato che una cosa che a me fa davvero paura è perdere la memoria di quella che sono.

Meno dodici, il libro
"Meno dodici" è tratto da una storia vera, quella del Dr. Pierdante Piccioni, che, dopo un incidente e un breve periodo di coma nel 2013, si risveglia avendo dimenticato completamente gli ultimi dodici anni della sua vita e pensando di essere ancora nel 2001.
Il libro, scritto dallo stesso Dr. Piccioni e da un altro autore, racconta il periodo successivo all'incidente e come lui ha vissuto questa tragedia.
Sì, tragedia. Perché è vero che non è morto, quindi poteva andare peggio, ma perdere la memoria è perdere ciò che si è, è una tragedia.
Quest'uomo, che aveva una vita piena e faceva il primario, ha perso se stesso in un periodo di grandi cambiamenti, in particolare nel settore delle comunicazioni.
Si è ritrovato a non sapere cosa fosse uno smartphone o la posta elettronica, a non riconoscere i suoi figli, a non ricordare la morte della propria madre e a non conoscere tutto quello che era accaduto negli ultimi dodici anni a livello medico scientifico.
Il Dr. Piccioni non ha mai riacquistato la memoria, almeno sino ad oggi, ma ha studiato con immenso impegno e umiltà per recuperare le nozioni perse, riuscendoci perfettamente, ed è riuscito a contrastare il mobbing operato nei suoi confronti da parte della sua azienda sanitaria che voleva fargli avere la pensione di invalidità.
E, dacché era un medico molto bravo ma molto distaccato nei confronti dei suoi pazienti (ho letto da qualche parte che era detto "principe bastardo"), dopo essersi ritrovato dalla parte del paziente, è diventato l'opposto. Se hai visto Doc, sai perfettamente di cosa sto parlando.
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Da medico che guardava dall’alto in basso, ero il malato che guardava dal basso in alto. Imparare quello sguardo ha cambiato tutto.
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda per raccontarla
(Gabriel Garcia Marquez, dal libro)
La vita è come la si ricorda, non quella che hai vissuto. Io ne ero la prova.
(citazioni dal libro "Meno dodici")
L’ultimo giorno di maggio del 2013, Pierdante Piccioni, primario all’ospedale di Lodi, finisce fuori strada con la macchina sulla tangenziale di Pavia. Lo ricoverano in coma, ma quando si risveglia, poche ore dopo, il suo ultimo ricordo è il momento in cui sta uscendo dalla scuola dove ha appena accompagnato il figlio Tommaso, nel giorno dell’ottavo compleanno. Precisamente il 25 ottobre 2001, dodici anni prima della realtà che sta vivendo.
A causa di una lesione alla corteccia cerebrale, dodici anni della sua vita sono stati inghiottiti in un buco nero, riportandolo indietro nel tempo, quando in Italia c’era la lira e la crisi economica pareva lontana, persino impensabile, mentre la rivoluzione digitale che sta cambiando il mondo era appena agli albori e nessuno parlava di post su Facebook o video su YouTube. All’improvviso Pierdante Piccioni è diventato un alieno, incapace di riconoscere le sue cose, le sue abitudini, addirittura se stesso in quel volto invecchiato che gli restituisce lo specchio e in cui a stento ritrova la propria immagine. Attorno a lui tutto è cambiato: i figli non sono più due bambini di otto e undici anni, ma due maschi adulti, con la barba e gli esami all’università, mentre la moglie sembra un’altra donna, con le rughe e i capelli corti che hanno cambiato colore.
Come potrà riprendersi la propria vita? Nelle pagine del suo diario, in questo viaggio incredibile fra due esistenze parallele che non riuscirà mai a riallacciare completamente, Piccioni racconta non solo l’angoscia di un uomo costretto a guardare la realtà con gli occhi di un estraneo, come fosse un marziano, ma la lunga e faticosa riconquista della propria identità, delle relazioni con i familiari e con i colleghi, di tutto il tempo perduto che non riavrà più indietro. Da vittima di un banale incidente, Piccioni diventa così il medico – e il paziente insieme – protagonista di una straordinaria vicenda umana, di chi sulla propria pelle ha esplorato l’abisso della memoria e ne è risalito, per ricominciare a vivere.








