
Tutte le oppressioni sono collegate
Ogni giorno, ci sono persone che lottano contro ogni tipo di discriminazione e ingiustizia, contro il razzismo, il sessismo, il patriarcato, l'omolesbobitransfobia, lo sfruttamento economico, ecc.
Eppure, c’è una forma di oppressione che troppo spesso rimane totalmente invisibile anche a chi fa della giustizia sociale la propria battaglia: l'oppressione dell'uomo sugli animali non umani.
Ancora oggi, spesso, il dominio dell'animale umano sull'animale non umano è dato per scontato, non viene considerato, è completamente invisibile.
Cos'è l'antispecismo?
Questa è la definizione della Treccani
Pensiero, movimento, atteggiamento che, in opposizione allo specismo, si oppone alla convinzione, ritenuta pregiudiziale, secondo cui la specie umana sarebbe superiore alle altre specie animali e sostiene che l'essere umano non può disporre della vita e della libertà di esseri appartenenti a un’altra specie.
E questo è tratto da wikipedia
L'approccio antispecista afferma che le capacità di sentire (di provare sensazioni come piacere e dolore), di interagire con l'esterno, di manifestare una volontà, di intrattenere rapporti sociali, non siano prerogative della specie umana. L'attribuzione di tali capacità agli animali appartenenti a specie non umane comporti un cambiamento essenziale del loro status etico, da equiparare a quello normalmente riconosciuto agli animali di specie umana. E che da ciò debba conseguire una trasformazione profonda dei rapporti tra individui umani ed individui non umani.
Lo specismo è la radice comune
Quello che ad oggi ancora non viene sempre compreso è che l’antispecismo non è una causa in più, non è la causa di "quei pazzi degli animalisti", non è la causa di "quelli che se ne fregano delle persone e pensano solo agli animali", ma è la causa che dovrebbe essere comune a tutti, perché lo specismo è la radice comune del sistema di dominio.
Lo stesso sistema di dominio che decide chi ha diritti e chi no, chi può essere sfruttato e persino sacrificato, ucciso.
Gli animali "da reddito" nel nostro sistema sono ridotti a oggetti, a proprietà, a risorse.
Un animale, nel nostro sistema alimentare (l'unico in cui gli concediamo di esistere, perché se non ci servono, non meritano nemmeno di vivere), è un prodotto, è carne che cammina oppure è una macchina da produzione.
L'animale è privato della sua individualità (gli animali degli allevamenti non hanno nome, sono numeri marchiati addosso oppure appesi alle orecchie, sono già numeri di lotto mentre sono ancora in vita) e non gli concediamo nemmeno i diritti fondamentali, come quello della maternità.
E la cosa dovrebbe un po' colpirci, ci dovrebbe fare pensare, perché quasi tutti questi animali sono mammiferi, proprio come noi esseri "umani". Portano in grembo un figlio per tot mesi e poi lo allattano, come fanno le femmine umane... o meglio dovrebbero allattarlo, perché quasi sempre agli animali, il figlio glielo togliamo alla nascita. Dipende da qual è il loro scopo. Perché per noi, gli animali hanno uno scopo, non hanno diritto ad esistere se non nella misura in cui ci servono.
Delle femmine non umane sfruttiamo sistematicamente i corpi (vacche in primis, ma anche galline, scrofe, capre e pecore), come macchine da produzione e riproduzione. Alle madri strappiamo i figli per rubare il latte che servirebbe per allattarli. A questi proposito, ci dicono che per loro è diverso (sono solo animali), ci fanno credere che non esiste il legame madre figlio al di fuori della specie umana... ma, hai mai visto una vacca che corre dietro al furgone in cui c'è il figlio che le hanno appena sottratto? io sì e ogni giorno vedo, al di fuori di un allevamento, in un contesto sano, al rifugio L'Arca di Natalia, anche mamme con figli: dopo anni, hanno ancora un legame fortissimo.

Proprio nessun diritto gli concediamo a questi animali, nemmeno quello di potersi muovere. Spesso gli animali sono chiusi in gabbie, talvolta così piccole da impedire a chi sta dentro persino di girarsi, pensiamo ai vitellini, alle scrofe immobilizzate nelle gabbie di gestazione, alle galline e a tanti altri.
Insomma, gli animali sono sottoposti a ogni genere di violenza, violenza, invisibile perché totalmente normalizzata e in parte anche tenuta nascosta.
E questa violenza è il modello per tutte le altre forme di sfruttamento.
Essere antispecistə significa riconoscere che la lotta per la liberazione non può fermarsi alla specie.
Non si tratta di “paragonare” le oppressioni, ogni sofferenza ha la sua voce, la sua storia. Ma si tratta di vedere i fili che collegano tutte le gabbie.
Essere antispecistə è il passo logico e necessario di ogni percorso di liberazione.
Prima di andar via...
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