"Tra reale e immaginario" mi sembra proprio il titolo adatto per questo gioco, questa sorta di esercizio di scrittura a cui ho partecipato moltissimi anni fa e che ripropongo qui. La traccia da seguire era "quale è la realtà della tua fantasia".
Il posto in cui si trova la realtà della mia fantasia è ben chiaro nella mia mente.
E' un'antica villa adibita a bed and breakfast, di cui io sono proprietaria e gestrice, alla periferia di un paesino di provincia quasi disabitato, in cui splende sempre il sole.
A pochi metri, proprio dietro la casa, c'è un boschetto in cui vivono unicorni, ippogrifi alati e (sono certa anche se non l'ho mai visto) uno stambecco bianco.
Oltre il bosco, c'è un torrente, nel quale è bello rinfrescarsi in estate. Poco lontano, un vecchio monastero abbandonato, ormai diroccato, in cui si narra che si aggiri ancora oggi l'anima inquieta di una fanciulla bionda.
E, tutto intorno, una sconfinata prateria.


Due leoni di pietra a grandezza naturale sono accovacciati ai lati del cancello che si apre sul giardino. Ai lati, quasi rasenti ai muri, si snodano due file di alberi da frutto e, sparpagliate nel prato, petunie, margherite bianche e rose bianche e viola.
Un'antica fontana di pietra, erosa dalle intemperie, sormontata dalla statua di un angioletto una volta dispensatore di acqua, è posta proprio al centro del giardino, tra il cancello e la casa.
La villa ha un'ampia sala ingresso con pavimento in cotto, una larga scala sale sulla destra. Sulla sala, si affacciano sei porte a formare una U rovesciata. Una delle porte conduce all'immensa cucina. Le altre sono camere per gli ospiti, una di esse comunica con il palmento.
Al primo piano, un piccolo ballatoio sul quale si affacciano altre tre camere. C’è un parquet molto bello, di un colore marrone scuro, quasi nero. Le pattine sono appese ad un chiodo e chi vuole può usarle.
Dal ballatoio del primo piano sale una stretta scala di una cinquantina di gradini che porta alla mansarda.
Qui si trova la mia camera.
Durante i lavori di ristrutturazione, nella mia camera, occultato da un grande specchio che occupava tutta la parete, ho scoperto un passaggio segreto.
Cercavo di rimuoverlo, ma lo specchio sembrava essere bloccato, fissato alla parete. Ad un tratto, mi ero accorta che c’era un punto in cui il pavimento sembrava rialzato. Lo avevo calpestato, curiosa, e lo specchio, tramutatosi in porta, si era aperto magicamente verso l’interno del passaggio, segreto con un sinistro cigolio.
Il mio primo istinto era stato quello di scappare di corsa, ma mi ero costretta ad entrare.
C’era un lungo corridoio, illuminato dalla luce del sole che proveniva dalla finestra della camera, dietro di me. Il corridoio era vuoto, in fondo vi era una porta di legno senza maniglia.
Mi ero incamminata, come trasportata dalle gambe di qualcun altro, troppo eccitata per aver paura e avevo toccato la porta che si era aperta all’istante, come se mi stesse aspettando.
La camera segreta era una piccola stanza quadrata, con il pavimento in pietra bianca, di fronte alla porta c’era una finestra murata, da cui entrava un esile filo di luce.
Alla mia destra c’era un tavolaccio di legno tarlato e marcio.
E, sopra il tavolo, splendente, un carillon.
Adesso la camera segreta è la mia stanza preferita, vuota ad eccezione di tappeti e cuscini e una libreria che ricopre un'intera parete e quello stesso carillon appoggiato su uno dei ripiani.
E' il posto in cui leggo, in cui scrivo, in cui sogno.
Intorno a me, oltre agli occasionali viandanti, c'è qualche ospite fisso del mio B&B, tra cui Dobby l'elfo domestico e i miei amici a quattro zampe.
Se mi voglio spostare uso una vecchia carrozza, trainata dai thestral, che, all'occorrenza, viene usata dai miei ospiti.
Io non mi sposto spesso da qui.
Dobby si occupa della spesa, quando serve, e lui, si sa, si sposta smaterializzandosi.
Ho trovato la foto del leone e della fontana su internet, tempo fa. Non ricordo dove e chi ne fosse l'autore. Sono foto scattate in un palazzo, che apparteneva alla mia famiglia anni fa e oggi è di proprietà del Comune.
Nella descrizione del giardino mi sono ispirata quindi vagamente al reale palazzo, che non credo di avere mai visto, a parte quelle due foto e qualche altra vecchissima foto di famiglia. Per il resto è tutta invenzione.
Lo dico nel caso in cui qualche parente passasse di qui e, nel vedere le foto, pensasse che sto parlando di Palazzo A. per davvero.
Qui il post originale.









