
L’inizio della fine
- Questi vanno in frigorifero, li metti tu?
- Ok – risposi automaticamente, senza riflettere su quello che avrei dovuto fare.
D’altra parte, l’avevo chiesto io, di vedere i pulcini. Sempre la solita ingenua, pensavo di vedere dei pulcini saltellanti in una gabbietta o per la stanza. E invece… Con il senno di poi, mi chiedo come facevo ad aspettarmi qualcosa di diverso da quello che in realtà ho visto?
Mi maledissi istantaneamente quando entrai nella stanza e non vidi alcuna gabbietta ma un sacchetto da cui si sentiva provenire un leggero pigolio. I pulcini erano 6-7 in sacchetto di plastica, ovviamente alcuni erano morti per asfissia, dentro quel sacchetto già da almeno 8 ore. Qualcuno pigolava ancora.
Erano destinati a un laboratorio per un’analisi degli organi interni, ovviamente che ci arrivassero vivi o morti, in laboratorio, era perfettamente ininfluente, anzi forse meglio l’asfissia che essere squartati da vivi. Non lo so, non saprei decidere di quale di queste due orrende morti preferirei morire.
Quando mi chiesero di metterli in frigorifero, non feci una piega. Presero una scatola di cartone piuttosto piccola, ci misero i pulcini, compressi perché la scatola era sottodimensionata e me la consegnarono: io mi avviai verso il frigorifero, con questa scatola piena di morte in mano. Li misi dentro il frigo e lo chiusi. Dopo diversi minuti qualcuno pigolava ancora.
Avrei potuto fare qualcosa per salvarli? No.
Avrebbero avuto un destino diverso se io avessi fatto qualche obiezione? No.
E comunque, i pulcini diventano polli e sempre la stessa fine fanno. Io non potevo fare niente per salvare quei due o tre pulcini. Erano nati per morire e sarebbero morti crudelmente, in un modo o nell’altro.









