Gennaio 18, 2022

La strada riflessa negli occhi - racconto

Questo è un racconto con cui ho partecipato a un contest letterario (che non ho vinto), tanti anni fa, qui potete trovare il post originale. Ammetto che, rileggendolo, adesso dopo tanto tempo, mi sono venuti i brividi.

Dal bivio, se seguo il cartello blu, sono solo 14 km.
Azzero il contachilometri parziale.
Osservo la strada che mi porta a casa: il manto stradale è pieno di crepe, cumuli di foglie roteano al vento e rottami ferrosi si raccolgono a mucchietti. Ai lati, la vegetazione fitta a tratti si dirada per lasciare spazio a chiazze nere di terra bruciata. In lontananza, un casolare rosso.

Nonostante siano passati oltre venti minuti, non ho incrociato nessuno: davanti a me, la strada è una lunga linea retta deserta.

A un tratto vedo una bimba.
Rallento.
La bimba cammina, incurante delle foglie che le sbattono sul viso, senza alzare lo sguardo.

- Hey tu!
Le dico. Si gira. Ha i capelli biondi, tenuti da una fascia verde. È scalza e indossa una camicia da notte bianca.

Mi guarda con occhi tristi. Io abbozzo un sorriso. Lei tituba leggermente, poi riprende a camminare con lo sguardo rivolto verso il basso.
Scendo dalla macchina e la fermo. Guardo i suoi grandi occhi verdi dalle ciglia lunghe e nere e mi sembra quasi di guardarmi allo specchio.

- Non pensavo mi potessi vedere!
Mi dice, sottovoce, come se mi stesse rivelando un segreto. Istintivamente, sono scossa da un violento brivido e sorrido incerta. La prendo per mano e la porto in macchina. Riparto.

- Lasciami qui. Forse sei ancora in tempo.
Mi dice, poco dopo, implorante. Le accarezzo una guancia, pensando che dovrò portarla alla stazione di polizia e forse anche da un medico.

Solo in quel momento, mi accorgo che la strada si è ristretta fino a diventare un viottolo, che mi ha portato al casolare rosso che avevo visto prima.

Come è possibile?! Dovremmo quasi essere a casa. 
Guardo il contachilometri parziale e un brivido mi percorre dalla testa ai piedi. Indica che ho percorso solo 140 metri.

- È troppo tardi.
Dice la bimba, sussurrando, come se parlasse a se stessa. 
Poi scende dalla macchina, dirigendosi verso il casolare.

- Abiti qui?
Le chiedo. Mi fa cenno di seguirla.

- Non hai capito?
Mi dice, invitandomi a entrare.

In una grande stanza ci sono otto donne, sedute e sdraiate, silenziose, con espressioni tristi e sguardi assenti, come in contemplazione di qualcosa di molto lontano.
Girando tra loro, incuriosita, urto inavvertitamente una donna stesa per terra. Chiedo scusa, ma lei, sdraiata su un fianco, con una mano appoggiata sulla gamba e gli occhi sbarrati, non si muove di un centimetro. Un brivido mi percorre la schiena. La tocco. È durissima e fredda come una statua di marmo.

Non mi ci vuole molto per capire.
Urlo, in preda al terrore. Mi avvicino ora all’una ora all’altra, toccandole. Tutte in posa, immobili statue di marmo.
Poi la vedo.

La bimba è seduta appoggiata al muro, con le ginocchia piegate e le braccia attorno alle gambe. Ha lo sguardo perso fuori dalla finestra. Non ho bisogno di toccarla per sapere. Mi accascio accanto a lei e piango.
Infine, mi parla, da dentro me.

- Capisci adesso?
La guardo e poi mi guardo. La camicia da notte bianca, i riccioli biondi, i piedi scalzi.
E, all’improvviso, ricordo.

L'uomo mi stringe forte e mi costringe a salire in macchina. Mi lega attorno alla testa una fascia verde a coprirmi gli occhi e parte a razzo. Dalla fascia un po’ ci vedo, la strada è lunga e dritta. La riconosco, è una strada chiusa al traffico, ci sono stata con papà, un giorno che c’era un vento tremendo, la bici si è rotta e abbiamo lasciato là i rottami.
La macchina rallenta. C'è un cartello blu con scritto “14° km”. Si ferma poco dopo, davanti a un casolare rosso.

Ho otto anni. Non mi accorgo nemmeno quando mi uccide. Poi mi spoglia, mi lava e mi mette la fascia verde a coprire il foro della pallottola. Mi mette una veste bianca e mi porta dentro al casolare, mi siede appoggiata al muro, con il viso rivolto alla finestra, quindi passa più volte sul mio corpo un pennello inumidito.

Poi si sofferma sugli occhi.
E vi passa lentamente il pennello bagnato, fermando per sempre la strada oltre il vetro, nel riflesso dei miei occhi verdi che non vedranno mai più.

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"E’ un dono incontrare qualcuno cui tu piaccia così come sei. Nel complesso ti giudicheranno sempre. Quindi vivi e fai quello che ti dice il cuore. La vita è come un’opera di teatro che non ha prove iniziali: canta, balla, ridi e piangi prima che cali il sipario e l’opera finisca senza applausi."

(Charlie Chaplin)

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"Decidi cosa vuoi essere, fare e avere; pensalo, emetti la frequenza e la tua visione diventerà reale."

(Rhonda Byrne, Il segreto, 2006)

 

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